Torino, nasce una mappa dell’odio online: “Un tweet su 7 va contro le minoranze. Sui picchi incide linguaggio politico”

Torino, nasce una mappa dell’odio online: “Un tweet su 7 va contro le minoranze. Sui picchi incide linguaggio politico”

di Simone Bauducco | 2 Febbraio 2019

“In Italia un tweet su sette contiene un discorso di incitamento all’odio”. È quanto emerge dal progetto Controlodio portato avanti dalle Università di Torino e Bari insieme all’associazione Acmos. Per la prima volta in Italia, un gruppo di ricercatori ha sviluppato una “mappa dell’odio” ovvero uno strumento che permette di monitorare quotidianamente la quantità di discorsi di incitamento all’odio in lingua italiana pubblicati su Twitter. “L’algortitmo raccoglie i tweet in lingua italiana, li filtra per parole chiave (rom, migranti, minoranze religiose) e grazie al machine learning identifica i tweet che rappresentano un incitamento all’odio” racconta il responsabile del progetto Marco Stranisci. I tweet vengono poi geolocalizzati su una mappa virtuale dalla quale emerge che non ci sono grandi differenze su base regionale: “L’odio è uniforme in tutta Italia, da ottobre a oggi, il 14% dei tweet italiani sono discorsi d’odio. I picchi di odio coincidono con notizie di cronaca, ma è soprattutto il modo con cui personaggi pubblici parlano di questi fatto di cronaca che influisce sull’aumento dei discorsi di odio”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/02/torino-nasce-una-mappa-dellodio-online-un-tweet-su-7-va-contro-le-minoranze-sui-picchi-incide-linguaggio-politico/4924544/

“PASTICCIACCIO” DELL’ACCOGLIENZA AI MIGRANTI, LA PROPOSTA DEI “SINDACI WELCOME”

“PASTICCIACCIO” DELL’ACCOGLIENZA AI MIGRANTI, LA PROPOSTA DEI “SINDACI WELCOME”

Le lettere dei napoletani ai migranti in difficoltà

Nei primi giorni del 2019 a Napoli è avvenuto un fatto straordinario. Come le foreste che crescono , il bene raramente fa rumore. Ma quando a Fanpage.it abbiamo letto i messaggi dei napoletani ai migranti in balía del mare, rifiutati da tutti (Italia compresa) abbiamo deciso che sarebbero stati gli stessi cittadini di Napoli a raccontare questa storia. Città povera di mezzi, città difficile, in perenne crisi economica. Ma da Napoli – dopo l’appello del sindaco che ha chiesto disponibilità a ospitare gli immigrati a bordo della nave SeaWatch3 – sono arrivate migliaia di offerte di aiuto.
Qualsiasi cosa: contributi economici, un letto e un getto, cibo. Un’auto, un traduttore, perfino medici e avvocati. La città si è protesa verso la nave della ONG creando un ponte di parole e d’amore. Questa storia non poteva restare nel cassetto. Per questo l’abbiamo raccontata.
Una produzione Fanpage.it
Testo: Dario Volpe, Luna Esposito, Andrea Esposito, Ciro Pellegrino, Luca Iavarone
Fotografia: Andrea Esposito
Regia e montaggio: Ugo Di Fenza
Organizzazione e color: Raffaello Durso
Assistenti: Paola Mirisciotti, Luna Esposito, Dario Volpe
Audio: Emiliano Juan Racino
Raccolta lettere: Gaia Martignetti
Supervisione: Luca Iavarone

 

Cliccando sul link potete vedere il video

https://youmedia.fanpage.it/video/aa/XD98ZOSw124jAWTT

Una rabbia trasformata in amore

Una-rabbia-trasformata-in-amore
ANTONELLA BORALEVI
Il nome è complicato. Alpha Game Laser Q-fun. Il posto è Gessate, hinterland milanese. Se volete mangiare una pizza e siete in zona, andarci, io credo vi farà bene. Questo ristoratore ha vissuto il peggiore degli incubi che possano capitare nel suo mestiere. Hai il tuo locale interamente riservato per 60 persone. Organizzi, acquisti il cibo, chiami il personale extra. E poi scopri che ti hanno preso in giro.Non arriva nessuno. Il cellulare che ti hanno lasciato a garanzia squilla a vuoto.E tu hai perso molto denaro.

Credo che la maggioranza di noi avrebbe avuto un accesso di rabbia. Roberto Smenghi invece no: ha saputo vincere la sua legittima rabbia. E l’ha trasformata in amore. Quello vero. Quello che dà, senza farlo pesare. Ha telefonato a varie associazioni solidali. La Croce Rossa ha detto «si grazie», ma consegnatecele voi. Ma quel ristorante non fa pizze da asporto. Cosa ha fatto Smenghi? È andato prima al centro commerciale, a comprare 60 cartoni. Poi ha infornato 60 pizze. Poi, con la loro macchina, lui e i 7 camerieri hanno portato le pizze alla Stazione Centrale e le hanno servite ai senzatetto.

Ecco, se avete letto fin qui e non siete Charles Dickens, io credo che vi siate emozionati.

Come me.

 

Il Comune non paga e i bambini rimangono senza asilo nido

Ieri al nido di mia figlia “Il mondo che vorrei”, un nido privato convenzionato col comune di Roma, compare l’avviso sottostante, in cui si dice che “a causa dei mancati pagamenti da maggio ad oggi da parte del comune di Roma ai nidi in convenzione, a partire dal mese di gennaio potrebbe essere sospeso il servizio”.

Ho provato a contattare il municipio X e il dipartimento dei servizi educativi, sia personalmente che tramite una dipendente che ha chiamato a sua volta il dipartimento. Nessuno risponde e quelli che lo fanno non chiariscono nulla.

La dipendente che ha risposto allo 060606 dice che le hanno detto di riferire che non è un problema delle famiglie ma del comune e dei responsabili del nido, che le famiglie non devono fare niente, a parte aspettare una comunicazione del comune. Una follia se si pensa che solo nella mia scuola più di 80 famiglie potrebbero rimanere “sospese”, in attesa di ricollocamento in altri nidi o addirittura senza un ricollocamento. Premetto che io voglio rimanere dove sto e chiedo pertanto ai miei contatti di fb dove ci sono molti giornalisti, nonché un numero non indifferente di persone che lavorano in televisione, se qualcuno sa qualcosa o può fare qualcosa, dato che non si tratta di un problema solo della mia scuola ma di molte scuole a Roma. Qualcuno può fare qualcosa per risolvere questa situazione?

firmato

Alessandra Pellegrini

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Torino è scesa in piazza

Retecivicaromana riceve e pubblica una testimonianza da Torino, dove in tanti si sono riuniti per contestare le scelte del Comune sulla Tav

torinopiazza

“LA MIA PRIMA VOLTA IN PIAZZA PERCHÉ LA MISURA È DAVVERO COLMA”

Torino:”Non sono mai scesa in piazza, in vita mia, per nulla. E non ero nemmeno una da corteo studentesco. Non per snobbismo ma perché non l’ho mai ritenuto il mio modo di far sentire la mia opinione.
Ebbene, se oggi sono riusciti a far scendere in piazza anche me, qualcosa vorrà dire, no? La misura è colma.
E, inoltre, devo dire che questo modo di scendere in campo in modo garbato ma fermo e deciso è la #Torino che mi piace. Sì, questa è #lamiaTorino. E vedere tanti amici qui come me, scalda il cuore e da speranza.
Lasciamo i facinorosi alla propria sorte, noi guardiamo ad obiettivi più alti e concreti: il rilancio di una città in ginocchio ed il ritorno ad una crescita reale, di cui questa città, fucine di tante importanti innovazioni e scoperte, è ed è sempre stata capace” così Lorenza Morello, Giurista d’impresa, presidente nazionale APM

Tu nun sì razzista, sì STRÙNZ 

Ci sono episodi che ti aprono la mente, le nostre mamme direbbero “ti fanno cadere il prosciutto dagli occhi.

Ieri, a Napoli , una donna, sola tra il silenzio generale, ha messo a posto un ragazzo che sulla Metro se la prendeva con un pacifico immigrato.

Strillava, l’imbecille, e tutti zitti… fino a che quella donna ha reagito e ha detto la pura verità : “tu nun sì razzista !! Sì strunz !!!”

Si, perché con 6 parole ha detto quello che trattati di sociologia provano a comunicare da tempo.

Quel ragazzo pensava di interpretare un sentimento generale, credeva di essere “in missione per conto di Dio” dove Dio si presume essere l’opinione generale a cui lui si accodava.

Beh quella signora ha ridimensionato quello che sembrava un demone e l’ha ridotto a quel che era: “un povero stronzo” (si, scriviamo stronzo).

Pensava di incarnare l’opinione generale e di fare il guappo con un pover’uomo intimidito che non aveva fatto male a nessuno.

Beh, come invece si dice a Roma “ha scajato”. È il suo beau geste passerà alla storia come il più efficace esempio di coraggio civico.

Quando sui vostri treni, i vostri bus , le vostre strade incontrerete soggetti così guardateli bene e sotto la maschera del razzista cattivo e crudele scorgerete la macchietta .

Allora , ricordatevi della signora napoletana e dite loro nel dialetto e nella vulgata che preferite:
“Tu nun sì razzista, sì STRÙNZ” !!!

Anche se siete senza ombrello

😀

Bombe e Pozze

Prologo
La storia ritorna sempre, così all’improvviso, quando stai pensando ad altro, stai facendo altro. La storia con le sue tragedie, le sue storie, i suoi sentimenti. Ti riporta indietro o meglio ti fa “vedere” dietro. Presi dall’oggi, da un quotidianità più vissuta sui social che nella realtà un giorno di fine luglio appare la “storia” con tutta la sua immanenza grazie ad una bomba, si una bomba del 1943! Come ci sembra un mondo lontano e invece è qui nella terra a guardarci in faccia e a dirci “beh ti eri dimenticato da dove vieni? Non si può fare sono qui apposta, guardami bene e ascolta cosa ti racconto”

(Storia raccolta in un caldo luglio del 2018 in Italia Centrale al ritrovamento di una bomba della seconda guerra mondiale)

Parte della città è vuota. Uno scavo ha portato alla luce una Bomba americana sganciata 74 anni fa sulla ferrovia. Come sempre in questi casi le forze dell’ordine fanno il loro dovere. Seguendo norme codificatissime recintano l’area , alzano il livello di sicurezza. Le tute gialle della protezione civile assistono la popolazione che mugugna tra il preoccupato e l’infastidito. C’è una parte per tutti: orgogliosi protagonisti e altri solo spettatori . Tra la gente ferma ai blocchi un signore anziano.

Segaligno , curvo sulla schiena e dritto internamente. Ha molto da ridire sul teatro che tutti noi stiamo mettendo in scena. Se c’è qualcuno che fa il bastian contrario, ed ha in mente un copione diverso , beh…. vale la pena di ascoltarlo .

Una storia dissonante è come una serratura nascosta di una scatola mai aperta . Come al solito , non resisto e mi avvicino all’eretico . Lui, dopo avermi guardato da sotto in su , apre il suo sipario.

“Sa Commissà, … ero un bambino avevo meno di 10 anni allora. Ricordo i bombardamenti, le notti nei rifugi e il dopo. Qui era come la luna, erano cadute tantissime bombe. E ho visto. Ho visto i contadini interrare una bomba inesplosa e ricordo noi, noi ragazzini, quella stessa estate fare il bagno nelle pozze” .

Le pozze ???? dico io.

“Si le pozze dei crateri delle bombe che si erano riempite d’acqua”.Lo guardo come un marziano e lui fa lo stesso con me. Non c’è altro da dire tra me e lui, il resto sarebbe una bugia o una frase di circostanza .
Apparteniamo a due mondi diversi. Il suo dove si è visto e fatto di tutto e dove poche cose ti possono far paura. Quello d’oggi dove la paura guida i tuoi passi per ogni angolo di strada …

Mi guarda e, storto per dritto , mi fa , con l’ironia di chi ha davvero visto tanto : “mi stia bene Commissà”.

Proprio come quell’altro smargiasso. Mio padre.

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