Le madri dell’Europa

di Eliana Di Caro 08 marzo 2019

981976-kOYB--1170x507@IlSole24Ore-Web.jpgSimone Veil nei primi anni 70, quando era ministro della Sanità in Francia. Nel 1979 sarebbe diventata la prima presidente del Parlamento europeo

Non vengono subito alla mente, sovrastate dai Padri che indiscutibilmente ebbero un ruolo centrale nella costruzione dell’Europa. Un ruolo centrale ma non esclusivo, a dispetto della foto della firma dei Trattati di Roma, nel ’57, dove campeggiano solo uomini. Il saggio di Pia Locatelli, all’interno del corposo e istruttivo volume L’Italia delle donne. Settant’anni di lotte e conquiste, restituisce ad alcune figure femminili l’importanza e il valore che meritano nel processo di edificazione dell’Europa.

Se tutti o quasi, infatti, conoscono Alcide De Gasperi, Jean Monnet o Konrad Adenauer – sostiene l’autrice (socialista, già parlamentare europea e poi italiana) – pochi sanno chi sono e che cosa hanno fatto Ada Rossi, Eliane Vogel-Polsky, Louise Weiss, Simone Veil, Fausta Deshormes e le altre che, nel Parlamento e nelle istituzioni comunitarie, si sono spese e hanno contribuito al varo di progetti, direttive e provvedimenti per l’affermazione di diritti e pari opportunità nei Paesi membri.

Ursula Hirschmann «fu di certo la prima. Moglie del socialista Eugenio Colorni – scrive Locatelli – lo seguì quando venne mandato al confino a Ventotene per le sue idee antifasciste. Dopo aver contribuito alla stesura del Manifesto, non essendo oggetto di provvedimenti restrittivi, rientrò dall’isola portando con sé il testo del documento, scritto a matita su carta leggera e calligrafia minuscola; grazie all’aiuto delle sorelle di Altiero Spinelli, Gigliola e Fiorella, e di Ada Rossi, iniziò a diffonderlo negli ambienti antifascisti. E fu proprio assieme ad Ada, moglie di Ernesto Rossi, conosciuta durante le sue visite a Ventotene, che organizzò nel 1943 la prima riunione costitutiva del Movimento federalista a Milano: si concluse con l’approvazione delle sei tesi politiche che traducono in proposte concrete le idee di Ventotene. Nello stesso periodo contribuì alla diffusione delle teorie europeiste collaborando alla redazione e diffusione del foglio clandestino “L’Unità Europea”». Donne non solo mogli di personalità politiche e intellettuali, ma consapevoli interpreti di un’azione che avrebbe cambiato il corso della Storia.

Nel saggio si ricostruisce la personalità di Simone Veil, prima presidente del Parlamento europeo dal ’79, in precedenza ministro della Sanità del gabinetto Chirac: porta la sua firma la legge francese del 1974 sulla regolamentazione dell’aborto. Si spiega come la presenza femminile a Strasburgo, numericamente quasi insignificante all’inizio, sia cresciuta e abbia inciso sull’agenda politica. Si descrive l’intensa attività delle esponenti socialiste, poi confluite nel Pes Women, e delle campagne e iniziative politiche di cui si sono fatte promotrici, dalla lotta contro la violenza sulle donne alle battaglie per il gender equity budgeting. Temi e figure di cui si parla poco, la cui conoscenza andrebbe incentivata, per poter alimentare un ulteriore sviluppo su questo fronte.

Il saggio di Locatelli si inserisce in una serie di approfondimenti, curati dalla Fondazione Nilde Iotti, che mostrano come sia stata lunga e faticosa la strada per la codificazione del rapporto tra donne e democrazia in Italia, dalla conquista del voto alle riforme che hanno modernizzato la nostra società.Non ci si deve stancare di ricordare, a questo proposito, la grandezza di una personalità come Tina Anselmi, giovanissima staffetta partigiana e protagonista in governi che hanno approvato la legge di parità sul Lavoro nel settore pubblico e istituito il Servizio sanitario nazionale (qui lo fanno, anche con intensità emotiva, Rachele Acquaviva Filippetto, Rosa Russo Jervolino, Carole Beebe Tarantelli e Piera Amendola). Allo stesso modo è tratteggiato ed efficacemente reso da Mariapia Garavaglia il ruolo di Nilde Iotti, anche rispetto a situazioni che si tende a sottovalutare a beneficio di altre (come la riforma del diritto di famiglia del ’75): proprio in tema d’Europa, viene ad esempio sottolineato da Rita Palanza l’impegno comunitario della parlamentare comunista, unica donna a far parte nel 1969, cioè prima dell’istituzione del voto diretto, dei sette delegati del Pci a Strasburgo, e poi sostenitrice di una Unione Europea che «offra nuove frontiere di rinnovamento e di crescita, oggi non consentite negli spazi angusti degli Stati nazionali, stretti da troppi vincoli che ne limitano la sovranità», come affermò alle Assise europee di Roma nel 1990.

Nel volume trovano spazio le 21 costituenti – ritratte da Maria Teresa Antonia Morelli – che si batterono unite, pur nella diversità delle formazioni politiche, su temi come l’uguaglianza, il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio, la parità retributiva, l’accesso delle donne alle professioni. Interessante il capitolo di Elena Riva dedicato a Laura Bianchini, costituente democristiana vicina a Giuseppe Dossetti non particolarmente nota, secondo la quale la formazione di un individuo comincia nella scuola per l’infanzia, da non ritenere dunque un semplice luogo di assistenza, così come nelle scuole professionali va curata anche la dimensione umana e spirituale degli studenti.

Non è possibile qui citare, come si vorrebbe, tutti i contributi di un volume che non guarda esclusivamente al passato ma illustra anche l’evoluzione, in termini giuridici e culturali, di questioni che sono indice del progresso di un Paese, come fa Donata Gottardo nel saggio su Maternità, lavoro e welfare: «Tutto sta cambiando nel lavoro, nella società e nella famiglia. (…) Eppure – osserva – tuttora il tema della conciliazione tra vita professionale e vita lavorativa riguarda prevalentemente le donne». Un libro da cui partire per non fermarsi agli obiettivi raggiunti (senza darli per acquisiti) e puntare con consapevolezza ai prossimi necessari traguardi.

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Altiero Spinelli

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Altiero Spinelli nasce a Roma il 31 agosto 1907. Dopo i primi anni passati con la famiglia nella città brasiliana di Campinas, dove il padre, laico e socialista, era vice console, nell’estate del 1912 rientra a Roma, e qui frequenta le scuole e si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza all’Università “La Sapienza”.
Nel 1924 si iscrive al Partito Comunista divenendo il leader della “Cellula Trionfale”. Per sfuggire alla polizia si trasferisce a Milano dove viene arrestato nel giugno del 1927, dal tribunale speciale viene condannato a sedici anni e otto mesi per cospirazione contro i poteri dello Stato. Sconterà 10 anni di carcere per alcune amnistie parziali di cui ha beneficiato. Al momento del rilascio viene inviato per sei anni al confino, prima a Ponza (dal 1937 al 1939) e poi a Ventotene, dove scrive il Manifesto di Ventotene.
Durante gli anni del carcere matura il distacco dal Partito Comunista da cui verrà espulso nel 1937 con l’accusa di minare l’ideologia bolscevica.
Spinelli viene liberato dopo l’arresto di Mussolini.
Ad agosto del 1943 fonda il Movimento Federalista Europeo, trasversale ai partiti politici. Vedendo la catastrofica situazione in cui versava l’Europa in guerra, Spinelli, aveva maturato la convinzione che nel consesso mondiale solo un’Europa federale poteva riappropriarsi di un ruolo da protagonista.
Altiero Spinelli è stato membro della Commissione europea dal 1970 al 1976, nel 1970, il presidente della Commissione Europea, Franco Maria Malfatti, nomina Spinelli Commissario Europeo per gli Affari Industriali, per la Ricerca Generale e la Tecnologia, e per il Centro Comune di Ricerca.
Nel 1976 si presenta alle elezioni italiane per la Camera dei Deputati come indipendente di sinistra nelle liste del PCI e viene eletto, e confermato nella successiva legislatura.
Negli stessi anni, è eletto componente della rappresentanza italiana al Parlamento Europeo.
Nel 1979 è eletto, sempre come indipendente nella lista del PCI, al primo Parlamento Europeo ad elezione diretta, venendo riconfermato nel 1984.
È morto in una clinica romana il 23 maggio 1986.

IL MANIFESTO DI VENTOTENE

Abbiamo deciso di raccontarvi in pillole la storia dell’Unione Europea. Parlare di storia non significa solo raccontare il passato, significa dare gli strumenti per comprenderlo e comprendere il presente. La storia ci fornisce utili indicazioni per rispondere alle domande di oggi.

Per raccontarvi la storia politica dell’Unione Europea ci affidiamo alla pagina facebook di AICCRE Lazio (Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa – federazione del Lazio) che ha cominciato un percorso di racconto dell’Europa che ci è parso interessante e che vogliamo condividere.

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Il Manifesto di Ventotene fu stilato nel 1941 da Altiero Spinelli con la collaborazione di Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni con il titolo “Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto”.
In quegli anni Spinelli era stato confinato per motivi politici presso l’Isola di Ventotene in quanto antifascista.
Il Manifesto di Ventotene per Spinelli è la rivoluzione politica dell’idea di Europa, la necessità di superare la sovranità degli Stati per arrivare ad una Europa federata, una nuova democrazia, una vera e propria rivoluzione.